Consigli sull’Uso dei Filtri Fotografici (A. Segramora)

© Alberto Segramora, in gentile concessione da parte dell’autore.

CONSIGLI SUI FILTRI ED ATTREZZATURA PER FOTO PAESAGGISTICA -parte seconda-

Ho deciso di approfondire il discorso filtri per il paesaggio; dopo aver partecipato a varie discussioni sui forum, nelle quali sono emersi vari dubbi, e aver risposto a molte mail di domande sull’argomento, credo sia il caso di chiarire alcuni aspetti basilari.

Per il paesaggista, fotoamatore o professionista non conta, ci sono filtri indispensabili e insostituibili come il Polarizzatore. Esso elimina i riflessi sulle superfici non metalliche, polarizzando la luce.
Gli effetti sono molteplici, ad esempio: i riflessi sulla superficie di un lago si attenuano ed è possibile osservare il fondale; eliminando la luce rilfessa sulla vegetazione si possono percepire colori più omogenei ed intensi; infine il contrasto del cielo migliora notevolmente, il blu diventa intenso e le nuvole sono più definite.

Ecco alcune immagini esplicative:

In questa figura si può notare l’effetto del polarizzatore sul cielo, che diventa di un blu più intenso; inoltre il contrasto generale migliora, rendendo l’esposizione più omogenea. I colori della vegetazione sono più saturi.
Piccola nota per questo esempio: queste due foto sono scatti che ho ripescato dal mio archivio; stavo testando la mia d300 ed in particolare l’opzione “D-Lighting Attivo” , settato alla massima intensità. Se si notano aloni nelle foto non sono assolutamente creati dal polarizzatore, ma dal d-lighting!!

Altro esempio:

Discorso colori in dettaglio; nella prima foto sono ben visibili i riflessi della luce sulle foglie; nella seconda foto, con il polarizzatore ruotato ad hoc, i riflessi sono notevolmente attenuati ed il risultato sono colori più intensi distinti e carichi.
E’ chiaro che lo stesso effetto non si potrà ottenere in post-produzione. La prima foto, ulteriormente saturata con un programma di fotoritocco non avrà mai la stessa purezza ed intensità di colori, causa la presenza di riflessi sulle foglie.

Quindi, alla luce di quanto detto, chi afferma che col digitale non sia necessario l’utilizzo del polarizzatore, potendolo emulare in fotoritocco, o non l’ha mai usato o non ha ancora capito il suo semplice principio di funzionamento.
Questo filtro può essere utilizzato anche come ND (Neutral Density Filter), per allungare i tempi di posa in determinate scene e per effetti creativi, come il mosso dell’acqua.

I veri filtri ND possono essere a vite o a lastrina e di differenti intensità; i più comuni sono tre : tolgono 1, 2 e 3 stop e vengono comunemente chiamati rispettivamente ND2 ,ND4 e ND8.
Mi è stato chiesto se fossero necessari per il corredo fotografico e quali fossero i migliori: sono molto utili per alcuni effetti creativi, ma non indispensabili. I migliori sono quelli a vite, ma se bisogna utilizzarli accoppiati con un polarizzatore e/o a graduati neutri non c’è scelta: bisogna usare un ND a lastrina.
§ The Rusty Floating Dock §
D70s, iso200-1sec-f/10 @25mm, ND8+GND2, Tripod
In questo scatto ho utilizzato un ND8 (3 stop) a lastrina accoppiato con un GND2 (Filtro Neutro Graduato, che compensa 1 stop di differenza tra cielo e primo piano) per ottenere l’effetto vellutato delle onde.

Un interessante aspetto riguardante non solo gli ND, ma le lunghe esposizioni in generale, è l’atmosfera registrata fotografando con luce mutevole: con pose lunghe si possono registrare anche i piccoli cambiamenti di colore e d’illuminazione non percepiti dall’occhio umano; si ottengono così foto dalla luce vellutata e colori splendidi. Situazione perfetta per questo tipo di scatti è il tramonto o l’alba, dove i colori e la luce cambiano rapidamente.

§ Camogli by Night §
D70s, iso200-25sec-f/11 @18mm, ND8+GND2, Tripod
In “Camogli by Night” i tempi lunghi hanno creato un’atmosfera vellutata e surreale; le onde sono allungate e morbide. Si è presentata una piccola dominante di colore, forse per le luci artificiali, ma ha contribuito a creare questa atmosfera rilassata.

Ora desidero parlare dell’argomento principale del post: i FILTRI GRADUATI NEUTRI o GND. Essi sono anche conosciuti con il nome di digradanti neutri. Ritengo siano i più utili ed un “must” per i paesaggisti incalliti.

Cosa sono e come funzionano? I filtri graduati neutri a lastrina sfruttano lo stesso principio dei semplici ND, ma possiedono una zona trasparente che sfuma verso una zona opaca. Questo filtro agisce solo su una parte dell’immagine e serve per scurire il cielo, mantenendo una esposizione uniforme in tutta la scena inquadrata.
C’è chi ha affermato erroneamente che i filtri graduati servano solo per “falsificare” la foto cambiando i colori della scena: sbagliatissimo! Servono per compensare la differenza di stop che il sensore o la pellicola non riescono a registrare (a differenza dell’occhio umano ), e, come da nome, se NEUTRI non aggiungono dominanti o strani colori.
I colori variano secondo il WB che si è scelto di utilizzare in fase di scatto o se si utilizzano tempi lunghi di posa, grazie ai quali si registrano sfumature più intense e diffuse.


In quest’immagine (non è un fotomontaggio, ho proprio fotografato la mia mano che reggeva il filtro di fronte al “panorama” che si presenta dalla mia finestra) si può osservare come lavori il filtro e quanto sia semplice il suo principio. Senza di esso il cielo sarebbe stato registrato con colori slavati e le alte luci sulle nuvole sarebbero state bruciate. Con il filtro la differenza di stop tra il palazzo ed il cielo è stata compensata. Da notare che nella zona trasparente del GND i toni non siano differenti dalla parte esterna alla lastrina e che i colori non siano cambiati.

Ecco una foto di un set di lastrine; da notare la diversa intensità della parte scura:


I filtri digradanti, come quelli neutri sono disponibili in diverse gradazioni: solitamente da 1 , 2 , 3 stop. Le sigle più usate sono GND2, GND4 e GND8. Alcuni filtri professionali ( come i LEE ) sono classificati 0.3 0.6 e 0.9 , ma è la stessa cosa. In Italia purtroppo gli unici facilmente reperibili sono i Cokin. Rimando all’ottimo post di Andrea Moro, mio grande amico, per un ulteriore approfondimento sulle sigle di gradazione, sui filtri della Cokin e sul funzionamento dell’holder. I Cokin purtroppo non sono neutri al 100%, soprattutto se si usa più di una lastrina alla volta, ma per un uso standard vanno più che bene.

Tecnicamente la differenza di EV tra cielo e primo piano si potrebbe compensare con un HDR o semplicemente eseguendo due scatti esponendo prima per le alte luci poi per le ombre e su Photoshop fonderle con maschere di livello, ma gli effetti non saranno mai naturali come quelli ottenuti con filtri graduati. Inoltre bisogna anche considerare l’enorme mole di lavoro di post-produzione e il numero elevato di files da archiviare (2- 3 scatti per scena…).

Come prova espongo qui sotto un esempio di Workflow per effettuare un HDR:

Giorno con tempo incerto e vento; inizia a piovere e non ho tempo di montare i filtri. Decido di fare un HDR: scatto 3 foto, una esposta correttamente, una sotto di 1 Ev, l’altra sopra di 1 Ev. A casa apro i file con Capture NX, li converto ed uso Photomatix-Pro. Creo il file HDR e faccio il Tone-Mapping. L’immagine ottenuta presenta vari aloni ed imperfezioni, quindi uso Photoshop per ottimizzare la “foto”. Ho regolato i livelli e usato i pennelli dodge&burn per alleviare gli aloni.

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Il risultato è l’immagine qui sopra, vista così ad una dimensione di 800px di lato massimo può sembrare accattivante, ma… da più vicino:

Con crop al 100% si possono osservare i tipici difetti di un HDR ottenuto da software specifici.

Sono presenti vari aloni, evidenti soprattutto nelle zone in movimento, alcuni “ghost” ed errati allineamenti.
La perdita di dettaglio e qualità è evidente rispetto ad una foto singola, ottenuta con filtri GND.

Tutti questi difetti sono insorti poichè durante la fase di scatto era presente una leggera brezza che spostava la vegetazione. Artefatti sono visibili anche sulle nuvole in moto e sugli alberi all’orizzonte. Quindi eventi atmosferici estremamente interessanti per il paesaggista, come il vento ed il maltempo, sono fonte di guai per un HDR o per una doppia esposizione unita a mano con photoshop.

Tirando le somme: per ottenere lo stesso risultato con la post-produzione bisogna scattare almeno due foto; ricorrere ad un fotoritocco massivo e la qualità non è all’altezza delle aspettative. Poi con soggetti in movimento, vegetazione e vento un HDR diventa proibitivo. La presenza di aloni chiari, causati dal Tone-Mapping, è fastidiosa e difficile da eliminare. Devo andare avanti? Non credo…

Altre considerazioni sull’utilizzo dei GND:

Per esporre solitamente utilizzo il sistema Matrix delle mie Nikon, quindi niente di difficile. Al massimo, se la scena richiede una maggiore precisione, espongo spot per il punto d’interesse e compenso di conseguenza il resto.

Si vede il segno del graduato? A volte, ma con l’esperienza si riesce a ridurlo al minimo.
Si può controllare con maggiore precisione il passaggio del graduato attraverso l’oculare: se disponiblie basta premere il tasto per il controllo della profondità di campo della propria reflex. Un corredo professionale di filtri prevede inoltre due gnd per ogni gradazione: un filtro soft ed un altro hard per ogni tipo. Ad esempio esistono due GND8 della LEE: un GND8 Soft ed un altro GND8 Hard, entrambi compensano 3 stop. La differenza consiste nella distribuzione della sfumatura scura lungo la lastrina; nella soft sarà più graduale, negli hard è più netta.
Solitamente si consigliano i filtri soft per un utilizzo con lenti grandangolari (dove “tutto è a fuoco” ), gli hard coi teleobiettivi (hanno minor profondità di campo e sfocano anche il segno del graduato). Ma la vera utilità di due differenti filtri per gradazione è il poter scegliere la lastrina giusta per ogni scena: con scenari montuosi e soggetti in primo piano che si stagliano per tutta l’inquadratura è consigliabile un filtro Soft (per ridurre al minimo il segno del graduato) ; inquadrando l’orizzonte al mare, dove il distacco tra primo piano e cielo è netto, un GND Hard è perfetto!
Qui sotto due foto d’esempio: nella prima un GND dalla gradazione Soft è stata la scelta migliore per non scurire troppo le montagne ( ho comunque usato un U-Point con Capture NX per migliorare il passaggio della lastrina ); la seconda è la tipica scena da GND Hard.

§ Relax §
D70s, iso200-1sec-f/11 @18mm, GND8, Tripod
§ Hypnosis §

@Camogli-D70s, 18mm-f/11-30sec-iso200, GND2+ND4

Un piccolo espediente per limitare il segno del graduato è anche la scelta della profondità di campo: in situazioni limite, dove il passaggio della sfumatura potrebbe essere troppo evidente, è utile aprire un pò di più il diaframma per limitare il segno scuro della lastrina sulla foto.

Nell’illustrazione ( è un crop) è possibile osservare il variare del segno del graduato cambiando l’apertura del diaframma. Con piccole aperture la parte scura è più netta e lunga.
Se rivedendo le proprie foto al Pc il segno è ancora presente non bisogna scoraggiarsi: con piccolissimi e brevi interventi di fotoritocco il segno è rimovibile del tutto. Per i Nikonisti: con Capture NX basta usare un U-Point ed il gioco è fatto. Altrimenti i pennelli Dodge e Burn di Photoshop sono la soluzione definitiva.

Note dolenti:

Purtroppo i graduati sono tanto utili quanto difficili da reperire qui in Italia; gli unici sono i Cokin, ma per un prodotto più professionale bisogna fare i salti mortali per acquistarlo all’estero e si spende veramente molto…

La vignettatura “meccanica” , croce di ogni utilizzatore di filtri!!! Usando grandangoli spinti è possibile, purtroppo, inquadrare anche l’holder o i bordi del polarizzatore (vero limite fisico del sistema!!), vanificando ogni sforzo di composizione! Rimando ancora al post di Andrea Moro per un approfondimento. Il sistema Cokin P è utilizzabile senza vignettatura da 15mm in su (formato APS-C); con focali più grandangolari si vignetta.

Dopo tutti gli sforzi per ottenere una grande foto in fase di scatto, ci sarà sempre qualcuno che dirà: “questa foto è finta, è solo frutto della post-produzione!!” Non bisogna prendersela. Purtroppo in Italia la cultura della fotografia paesaggistica non è molto diffusa… e, se si vede una foto correttamente esposta, si pensa subito ai tarocchi col Computer, essendo abituati a foto esposte erroneamente o ai vari HDR, doppie esposizioni etc…

Falso mito: “i GND o gli ND servono solo per falsificare i colori della scena” Sbagliato!! Se di buona fattura una lastrina neutra per definizione non aggiunge dominanti. Solo variando il Wb on-camera o durante il fotoritocco si può cambiare la temperatura colore della scena.

Altro Falso mito: “non bisogna usare filtri per non perdere qualità ottica.” Chi rinuncia alla creatività per una maniacale fissazione di mantenere la qualità al massimo livello si priva di enormi possibilità espressive e si illude: probabilmente rovinerà molto di più la sua “foto” coi programmi di fotoritocco che con un semplice filtro ottico.
Inoltre la perdita di qualità, se i filtri sono di buona fattura, è impercettibile, forse ad ingrandimenti del 200% è visibile, ma nella realtà, anche con stampe di dimensioni molto generose (45-50cm ed oltre di lato massimo) non si nota nulla.