Provata la fotocamera reflex professionale della Olympus

| 06/11/2008 | 1.402 Letture |

fonte pmstudionews.com

Con l’arrivo del modello siglato E-3, il sistema reflex digitale 4/3 Olympus ha la sua ammiraglia professionale. E il costruttore dimostra la volontà di rioccupare, come al tempo delle fotocamere a pellicola serie M, un posto di tutto rispetto nel gruppo dei fabbricanti più qualificati.
Abbiamo avuto la possibilità di provare il primo esemplare di E-3 giunto in Italia. Queste le nostre impressioni.
Robusta e compatta
Della compattezza Olympus ha sempre fatto un punto di forza. La E-3 non smentisce, ma si differenzia dai modelli amatoriali o semi professionali che l’hanno preceduta. Già tenendola in mano ti accorgi che si tratta di uno strumento destinato a resistere agli usi più rudi. Il peso, pur di molto inferiore alle ammiraglie della concorrenza, dimostra che il costruttore non ha lesinato nei materiali. Vai a vedere e scopri che si tratta di una pressofusione metallica. Ma non basta:la macchina è anche tropicalizzata. Dotata cioè di sistemi guarnizioni e accorgimenti vari che la fanno impermeabile alla umidità e alla pioggia. Ugualmente tropicalizzati sono gli obiettivi della serie professionale siglati SWD. La caratteristica sarà certo apprezzata dai fotografi di viaggio e da tutti quei professionisti che operano in condizioni ambientali difficili, che non pemettono loro di trattare con i guanti l’attrezzatura fotografica.
File di qualità
Il formato digitale 4/3 è, tra quelli usati dalle reflex, il più piccolo. Ma non è un controsenso montarlo su un apparecchio che guarda ai professionisti. Oramai ci si è accorti, grazie anche a Olympus e a quanti hanno aderito al consorzio del 4/3, che la superficie del sensore è solo una delle variabili che determina la qualità dell’immagine. Quello in questione è un Live MOS High Speed da 10 Mp. Una soluzione che unisce le qualità di un CCD FFT (Full Frame Transfer) al basso consumo di energia di un CMOS. In altre parole un tipo di sensore che dovrebbe unire i vantaggi di CCD e CMOS. Ma l’immagine
finale non dipende solamente dal tipo di sensore. I dati che raccoglie debbono essere interpretati dal cosiddetto motore di elaborazione. Quello montato dalla E-3 è il TruePic III, uno dei più moderni. Grazie ad esso il costruttore promette ottima riproduzione cromatica,colori, saturazione e luminosità, nitidezza dell’immagine, riduzione del rumore, miglioramento nella resa dei contorni, e maggiore rapidità
nel trattamento delle immagini.
Punti forti
Tra i punti forti va citato l’autofocus, attualmente il più veloce grazie a un avanzato sistema di motori e ai nuovi obiettivi Zuiko Digital SWD (Supersonic Wave Drive). Tempi di posa fino a 1/8000 di secondo, scatti in sequenza a 5 fps, e un buffer per 19 immagini consecutive in formato RAW. Il dispositivo denominato SWD è polifunzionale e serve a tre distinti scopi. Insieme al sensore giroscopico, al sensore immagine e ad altri componenti compensa il mosso accidentale. Con gli obiettivi siglati SWD, opera insieme a un encoder ultracompatto per fornire una messa a fuoco veloce, precisa e dolce. Infine, il dispositivo SWD è utilizzato per attivare il sistema di riduzione della polvere Supersonic Wave Filter. Un benefico scossone, avvertibilissimo quando si spegne l’alimentazione
dell’apparecchio, che scrolla via dal filtro, posto davanti al sensore, l’eventuale polvere che si è depositata. Qualificante anche il sistema Live View che permette di vedere nel monitor LCD, orientabile, quanto si sta riprendendo, prima dello scatto. Ottima per la foto a distanza ravvicinata e quella di architettura. Generi in cui è utile avere il massimo controllo della inquadratura. Allo scopo il monitor incorpora una tecnologia antiriflessi che permette la visione anche a forte luce ambiente.
Prova sul campo
Della maneggevolezza abbiamo già detto. I comandi sono azionabili facilmente e non sono diversi da quelli cui ci hanno abituati le altre fotocamere. Il risultato che più ci premeva verificare riguardava l’efficienza del sensore: cioè la sua capacità di comportarsi bene anche nelle situazioni d’impiego limite. Oltre che in quelle normali. La paura di molti fotografi, specialmente professionisti, riguarda proprio la qualità del file. Temono che agenzie e riviste, sapendo che si tratta di un formato che è la metà di quello cosiddetto pieno, siano prevenuti. E non accettino i file. Possiamo tranquillizzarli: dai file che pubblichiamo si possono senza difficoltà eseguire stampe fino al formato poster, senza nessun intervento di post produzione. E questo già a partire dai Jpeg convertiti direttamente dal programma della fotocamera. Se, poi, si ha l’accortezza di acquisire in RAW, si dispone di informazioni grezze che permettono di ottenere qualsiasi immagine, con incisione sfumature di colore che non hanno nulla da invidiare a quelle ottenute da sensori più grandi. Il nostro consiglio, visto che la fotocamera lo permette, è di acquisire dello stesso scatto entrambi i formati. Il Jpeg da visualizzare velocemente
e utilizzare quando non si vuole la perfezione assoluta. Il RAW quando si vogliono compiere interventi per ottenere il massimo della qualità. Noi ci siamo comportati così e abbiamo lavorato i RAW non con il programma proprietario Olympus, bensì con i plug-in di Lightroom 1.3 rilasciati da pochi giorni. I risultati ci sono sembrati migliori e il flusso di lavoro più veloce.
Ci hanno impressionato i risultati ottenuti scattando alla sensibilità di 3000 Iso. Grazie anche alla luminosità degli obiettivi la ripresa a luce ambiente è un genere che si addice alla E-3.

SCHEDA TECNICA

Tipo: SLR Digitale
Sensore: Live MOS High Speed formato 4/3
Pixel effettivi: 10 milioni
Spazio colore: Adobe RGB, sRGB
Formati: RAW, JPEG
Memoria: CF e xD-Picture
Sensibilità ISO: 100-3200
Otturatore: tendina verticale
Tempi: fino a 1/8000 più posa B, sincro 1/250
Esposimetro: TTL su 49 settori
Esposizione: manuale, priorità tempi o diaframmi, integrale, automatica
Monitor: LCD da 2.5 pollici, 230.000 pixel
Particolarità: Live View, stabilizzatore d’immagine sul sensore, scatto di prova senza registrazione, compensazione vignettatura
Dimensioni: 142.5×116.5×74.5 mm
Peso: 810 gr. solo corpo

La ripresa del mazzo di fiori mette in risalto la capacità del sensore di ridare una ampia gamma di sfumature di colore, ad esempio quelle rosa delle gerbera, che vanno dal quasi biancoal rosa carico. Molto buona la nitidezza, bordidei petali ben netti e senza effetto adiacenza. Esposizione automatica a 100 ISO.

Ripresa a mano libera, con tempo di 1/400 a f/4 e 3200 ISO. Bilanciamento del bianco automatico,obiettivo SWD 12-60 mm su focale 60 mm(equivalente 120 mm del pieno formato). Contenutala grana e il rumore, come dimostra l’ingrandimento(c.a. 200x) della conchiglia Shell,sotto la quale si può leggere il prezzo del carburante.

Una buona dimostrazione della capacità del sensore di saper distinguere i soggetti difficili, come le texture ripetitive.

fonte pmstudionews.com

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Categoria: Attrezzatura

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